Linkedin B2B: il coraggio e la costanza di raccontarsi con il social per aziende

Come sfruttare al meglio LinkedIn, il social per aziende ideale per un'impresa B2B? Scopriamolo insieme!
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22 Aprile 2021

LinkedIn è diventato il miglior social per aziende e ha messo come priorità il racconto di sé

Social per aziende: l’arte di raccontarsi

Tutti hanno una storia da raccontare. E scommetto che la tua è bellissima.

Un’azienda non è solo un prodotto, un’impresa non è solo un mezzo per guadagnare. C’è molto di più dietro. Ed è quel “di più” che dovresti mettere in gioco qui, su LinkedIn.

Nell’aria si percepisce ancora un certo pregiudizio verso l’utilizzo del mondo digitale. Molti scettici ritengono che sia inutile, e quindi non si prendono nemmeno il tempo per completare una semplice iscrizione. Altre volte, invece, si affacciano a questo mondo fatto di hashtag, condivisioni e post motivazionali e decidono di parteciparvi sporadicamente senza ottenere grandi risultati.

Ma senza una strada ben tracciata, difficilmente si arriverà ad un traguardo. Senza iniziare a ballare, difficilmente si capirà il ritmo della musica. E senza connessioni, anche virtuali, un’impresa non ha futuro.

Social per aziende, il coraggio di raccontarsi

Stare sui social network, soprattutto su LinkedIn, richiede una grande forma di coraggio: il coraggio di raccontarsi. Di svelare parte della propria storia, di dare voce agli aspetti del proprio lavoro che appassionano, di condividere quelle piccole curiosità che rendono speciale il nostro operato, giorno dopo giorno.

Tutti dovrebbero puntare a un miglioramento della propria presenza online: neolaureati, dipendenti, liberi professionisti. Ma anche imprese più o meno affermate. E, soprattutto, imprese che si rivolgono ad altre imprese.

Spesso per le imprese B2B l’obiettivo di avere una presenza online soddisfacente si complica, soprattutto se si parla di aziende molto settoriali, di nicchia, con prodotti non semplici da promuovere, che si muovono in ambiti comunemente ritenuti freddi e impersonali: il settore metalmeccanico e il settore tecnologico sono i due esempi più lampanti.

Sicuramente nell’ambito B2B la comunicazione utilizzata nel digitale tende ad essere più istituzionale, improntata su tecnicismi e notizie di settore.

Ma siamo sicuri che questa modalità non possa andare a braccetto con una presenza online più coinvolgente, empatica e, nel lungo termine, più efficace?

Siamo sicuri che professionalità e competenze non possano coesistere con una narrazione più accogliente del proprio lavoro, in grado di stimolare la crescita di una rete virtuale e di potenziali nuovi clienti?

Infine, siamo sicuri che entrare su LinkedIn una volta al mese e scrivere un post senza cura sia la strada migliore per sviluppare una buona crescita?

La costanza di stare online

Oltre al coraggio, la presenza online richiede un altro valore: la costanza. Senza questi due ingredienti, non si avrà mai un buon piano editoriale per i propri social network. E senza un piano editoriale non si otterrà mai una rete forte, fatta non solo di “mi piace” ma anche di stima profonda.

 

 

Dunque, come ottimizzare la propria presenza nel settore B2B su Linkedin, il social per aziende per eccellenza? Partiamo dalle basi.

  • Definire i propri obiettivi. Ci sono una serie di domande alle quali sarebbe importante rispondere prima di ridefinire la propria presenza su LinkedIn: a chi ci stiamo rivolgendo? Su quale territorio? Voglio farmi conoscere, voglio vendere o voglio indirizzare gli utenti sul mio sito web? Questo aiuterà nella definizione di un piano editoriale e del tone of voice da utilizzare.
  • Curare la propria pagina aziendale. Il logo della vostra impresa come immagine profilo; un banner ben studiato che valorizzi il vostro lavoro; una descrizione che rispecchi la vostra storia e il vostro modo di essere. Non dimenticate di compilare meticolosamente tutti i dati richiesti: localizzazione, contatti, settore di competenza.
  • Fare una analisi dei competitor. “Spiare” il loro modo di comportarsi (senza copiare!) vi aiuterà a capire cosa funziona e cosa no a livello di contenuti e coinvolgimento.
  • Elaborare (finalmente) un piano editoriale.